Crociati

STORIA CROCIATA – PARMA-JUVENTUS AL TARDINI, UNA SFIDA MAI BANALE

Parma, 1 Settembre  2018 – La celebre frase pronunciata un giorno da Zinedine Zidane, Pallone d’Oro, Campione del Mondo e d’Europa, quando indossava la maglia della Vecchia Signora del calcio italiano (”Il campo del Tardini è il più ostico d’Italia, un catino in cui si avverte l’avversità del pubblico di casa”) e riecheggiata anche dal mister bianconero Massimiliano Allegri alla vigilia della gara di stasera allo stadio Ennio Tardini (“A Parma la Juve ha perso spesso, è un campo storicamente difficile: ci aspetta una partita tosta. Per ogni squadra ci sono campi in cui si soffre di più: per la Juve il Tardini è uno di questi”) racchiude la storia Crociata di Parma-Juventus.

Un’affascinante avventura che è stata costellata da lampi immemorabili, se si eccettuano la lontana sfida nel massimo campionato 1925/1926 a raggruppamenti, in cui in ogni caso Alfredo Mattioli e compagni il 28 febbraio 1926 seppur battuti (0-3) non sfigurarono, come i ragazzi di mister Nevio Scala il 9 settembre 1990 (1-2) alla prima assoluta nella Serie A a girone unico, oppure in poche altre circostanze di sconfitta.

Non sono solo i bagliori luccicanti nelle notti delle finali di ritorno della prima e della terza Coppa Italia del nostro palmares, rispettivamente alzate al cielo il 14 maggio 1992 (2-1: gol di Alessandro Melli e Marco Osio) e il 10 maggio 2002 (1-0: rete di Junior) e della finale d’andata della prima Coppa Uefa posizionata in bacheca (1-1: a segno Dino Baggio) il 17 maggio 1995.

Formano un gruzzolo scintillante i brillanti incastonati in questa vicenda, rappresentata da sette vittorie, dieci pareggi e altrettante sconfitte, che continueranno a emozionarci in eterno.

Il 2-0 firmato da Gianfranco Zola e Tomas Brolin, tra l’83’ e l’87’, il 7 novembre 1993 per la prima e unica volta da capolista della nostra squadra in A.

La punizione di Enrico Chiesa, che al 2’ ingannò ai piedi della Curva Nord il portiere Angelo Peruzzi e decise (1-0) la sfida del 5 gennaio 1997.

La zampata di Dinone, sempre lui, al 47′ sotto alla pioggia per l’1-0 del 26 settembre 1998.

Il ‘gol definitivo’ di Hernan Crespo che al 91′, il 9 gennaio 2000, con il Parma in nove per le espulsioni di Stefano Torrisi e Dino Baggio, fissò un 1-1 che valse come un epico trionfo.

Il tiro di destro dal limite dell’area di Sabri Lamouchi, all’88’, il 23 marzo 2002, fu il timbro di un 1-0 che anticipò il successo in Coppa Italia di un paio di mesi più tardi, delizia di una tribolata stagione in cui si lottò per una tranquilla salvezza, raggiunta grazie alla guida tecnica di Gedeone Carmignani dopo gli esoneri di Renzo Ulivieri e Daniel Passarella.

Dalla medesima posizione e con lo stesso piede, Sebastian Giovinco il 15 maggio 2011 al 64′ estrasse dal proprio cilindro una prodezza balistica confezionata dalla sua classe sopraffina, che servì per un altro 1-0 da salvezza con un altro mister ‘signore’ subentrato, Franco Colomba.

Il capolavoro dell’ultima volta, poi. L’11 aprile 2015. Con un club fallito da mesi. Con una squadra affondata in classifica, fanalino di coda, da sette punti di penalizzazione. Una meraviglia dipinta dal giovane centrocampista diciottenne cresciuto nel nostro vivaio, l’argentino Josè Mauri al 60′. Suggello di un 1-0 da leggenda sui bianconeri Campioni d’Italia.

Di nuovo lì, in quella porta. Dalla parte della Nord, cuore del tifo Crociato. Chissà perchè …

Semplice, Parma-Juve al Tardini non é solo una storia di trofei vinti o di gare d’alta classifica.

Va al di là della posta in palio. E’ il racconto di una squadra, della sua gente e del loro stadio. Pulsazioni di passione, che a volte valgono più dei valori tecnici.

Quel sentimento e quello slancio apprezzati anche dai titolati avversari.